5 x 1000.. non dimenticarti!

Anche quest’anno arriva la Dichiarazione dei redditi, e con essa l’opportunità di destinare una piccola o grande somma ad attività benefiche. Troppe volte ci si dimentica di devolvere il 5×1000 e si perde la possibilità di fare del bene senza che ci costi nulla.

Noi promettiamo di investire questi fondi, come tutte le donazioni, nella cura e nella crescita dei bambini di padre John. Se vorrai aiutarci in questo modo, riporta nella tua Dichiarazione, oppure comunica al tuo Commercialista o CAF, il seguente codice fiscale:
91315470376
da inserirsi nella sezione “sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale”.
Ti ringraziamo

Associazione Amici dei Bambini di padre John

Febbraio 2020 – Diario del viaggio in Uganda

Lo scorso Febbraio 2020 alcuni membri dell’Associazione si sono recati in Uganda, per visitare i luoghi nei quali opera padre John, le sue scuole, l’ospedale, le famiglie.

Questo diario è un semplice resoconto che, giorno per giorno, racconta un viaggio molto interessante.

 

Nei post più sotto potrete leggere le impressioni e le opinioni di alcuni di questi viaggiatori.

 

GIORNO 1 ( sabato 07/02/20 )

Trasferimento da Entebbe a Mbarara (sosta al passaggio dell’equatore)

Visita al Baby-Home (100 bambini)

 

 

 

GIORNO 2 (domenica 09/02/20)

Messa nella cappella Sister

Incontro con padre John e pranzo

Acquisto giocattoli e consegna alla Baby-Home

Cena bambini al Baby-Home, con lavaggio delle mani prima di mangiare

 

 

Visita a dormitorio studenti secondary Kakyeka in Mbarara (solo cucina e dormitorio) (100 alunni)

 

 

GIORNO 3 (lunedì 10/02/20)

Saluto al direttore dell’Ospedale, il dottor Godfrey.

 

Visita a scuola primary di Isingiro; 60 Km di strada sterrata (250 alunni).

 

 

Visita a scuola Saint Mary’s Vocational School,di fianco all’ospedale (900 alunni).

 

 

GIORNO 4 (martedì 11/02/20)

Visita a scuola secondary St.Joseph’s Katenga (150 alunni)

 

Visita a Blessing Nursery & Primary School, ha un’area non costruita ma coltivata con banani per dare un supporto alimentare ai ragazzi; qui si sta costruendo un nuovo edificio con i proventi di un programma di finanziamento in collaborazione con la nostra O.N.L.U.S.   (400 alunni)

 

 

Visita a Ntungamo High School; edificio principale (con cappella al terzo piano) praticamente completato, altri minori con aule e dormitori già finiti o in costruzione per ampliare la ricettività. (2000 alunni)

 

 

Visita a scuola costruita dalla Bash Foundation e genitori degli alunni; gli alunni si meravigliavano dei capelli, della pelle bianca e per l’orologio di Serenella (300 alunni)
Visita a scuola con prove di canto (20 alunni)

 

 

Visita a scuola con alunni che provengono da situazioni difficili (150 alunni)

 

GIORNO 5 (mercoledì 12/02/20)

Visita alla St. John Mary Primary  School, dove sono state fatte foto ad alcuni bambini adottati. Ala molto grande a un piano, in costruzione. Anche qui meraviglia per capelli e colore della pelle (1000 alunni).
Visita a scuola pubblica, però della Bash Foundation, per bambini di famiglie poverissime provenienti da Ruanda , Congo, Tanzania.

 

Visita alla nuova costruzione per Baby-Home; completata la costruzione e si procede a finiture e impianti

 

 

Visita a scuola professionale (taglio e cucito, falegnameria, muratori, parrucchiere, produzione di borse e bigiotteria); qui trovato curioso e simpaticissimo  volontario polacco che fa l’istruttore di falegnameria. (500 alunni)

 

 

Stupenda Messa a Isingiro, celebrata da Padre John, dove siamo arrivati dopo lungo percorso in un bananeto

GIORNO 6 (giovedì 13/02/20)

Passaggio a dormitorio Kaceke per portare alimenti donati durante la Messa di ieri.
Ultimo saluto alla Baby-Home con consegna ai bambini di giocattoli.

Partenza per Entebbe.

 

GIORNO 7 (venerdì 14/02/20)

Ritorno

La lettera di Serenella dopo il suo viaggio in Uganda

Caro Padre John,

ogni volta che venivi a Sant’Angelo in Vado e ti fermavi a casa mia per poche ore, per condividere un pranzo o una cena insieme a Pietro,  mi dicevi : “vieni e vedrai”…

E finalmente quest’anno dal 7 al 14 febbraio il mio sogno si è realizzato a MBARARA e dintorni.

Non tutti erano d’accordo per questo viaggio: chi mi diceva che facevo bene, perché sarei tornata diversa da questa esperienza, chi invece non l’avrebbe mai affrontato per paura di contrarre qualche malattia; ma io non pensavo minimamente ad alcun tipo di pericolo, anzi mi sentivo sempre più determinata, desiderosa ogni giorno di più ad andare avanti.

Già dalla partenza ero consapevole che in pochi giorni mi sarei dovuta concentrare  molto per vedere, sentire e toccare tante cose, ma ne è valsa la pena, perché il cuore è stato toccato da tanta grazia e meraviglia.

Dopo un lungo viaggio, la prima realtà che ho visto è il BABY HOME.

All’ingresso del cancello c’erano tanti bimbi ( i miei Angioletti, cosi li ho chiamati) che arrivavano come un’ onda ad abbracciarci con sorrisi smaglianti con gli occhioni grandi e pieni di luce , quasi tutti con i piedini nudi ; correvano felici e ci prendevano per mano e ci abbracciavano ; veniva voglia di prenderli tutti insieme e tenerli stretti al cuore e non lasciarli più. Mi toccavano la pelle delle braccia, mi toccavano i capelli e poi scappavano via ridendo divertiti.

Nel BABY HOME  una bimba di 5 anni di nome Teresa mi ha conquistato immediatamente, e ho pensato subito di aiutarla adottandola a distanza per poterle dare un futuro migliore. Il prossimo anno andrà a scuola.

Ciò che mi ha colpito in questi bimbi è stata la fratellanza nel condividere il cibo, il gioco, la preghiera, nell’aiutarsi l’uno l’altro; il più grande accudisce il più piccolo, poi l’educazione, il rispetto e l’obbedienza; il mio pensiero volava alla maggior parte dei genitori italiani che non riescono a dare un minimo di regole per una sana convivenza ai propri figli.

Abbiamo donato ai bimbi dei giochi, palloni ai più grandi e ai piccoli dei palloncini da gonfiare e delle costruzioni;  che gioia  vederli giocare, i loro sorrisi  aprono il cuore e ci si rende conto di come sappiano apprezzare quelle piccole cose che i nostri figli danno per scontate.

In questi  pochi giorni ho visitato più di 15  scuole tutte create da PADRE JOHN, dalle primarie alle superiori fino ad arrivare all’università. Le aule contengono dagli 80 ai 120 alunni,  desiderosi di studiare ed imparare, e padre John sa bene che l’istruzione li renderà liberi da ogni sopruso e schiavitù; ha costruito mense e dormitori per i ragazzi/e meno fortunati/e  che vengono da lontani villaggi costretti a fare chilometri e chilometri di strada per  raggiungere la scuola.

In quelle aule ho visto dignità, ordine e rispetto, sempre manifestati da dolci sorrisi e calda accoglienza.

Interessante la visita alla scuola di formazione professionale:  parrucchierìa, sartoria, falegnameria, scuola per geometri e per edilizia.

Abbiamo visitato l’ospedale e il responsabile Dott. Godfrey ci ha illustrato dettagliatamente i vari reparti e i servizi che fornisce; accanto alla suddetta struttura  sta sorgendo una nuova ala adibita a scuola per infermieri/e.

 

Un’altra esperienza che mi sta a cuore raccontare è quando Padre John  ci ha portato in un villaggio a circa 30 km da Mbarara dove doveva celebrare la Santa Messa. Un’ esperienza toccante, spiritualmente molto sentita; una folla immensa  lo stava aspettando da circa tre ore,  con pazienza hanno atteso nonostante molti provenissero da villaggi lontani.

La Santa Messa è stata animata da canti e balli di grandi e piccoli: in Uganda la fede è autentica e forte. Forse per molti di noi abituati alla nostra realtà europea rimane un po’ difficile capire la gioia e la spontaneità di questo popolo che ha poco ma sembra avere tutto. In effetti a noi mancano tanto quei sorrisi,  quella gioia,  quella fraternità, quell’accoglienza, quei sentimenti veri, quel cuore aperto e sincero che ho trovato in tutte le persone che ho incontrato.

L’Uganda è bella, la natura è rigogliosa, il clima è mite, c’è abbondanza  di acqua , di banane , di ananas, di frutta esotica, di pascoli e di  fiori meravigliosi…dobbiamo aiutarla a svilupparsi  portando a conoscenza  la nostra tecnologia per utilizzare al meglio le loro risorse senza deturpare il paesaggio e la sua caratteristica.

Tante altre cose ci sarebbero da raccontare,  comunque ho vissuto il mio breve  viaggio meravigliosamente, e spero di non fermarmi qui e  riprovarci  ancora. Lo consiglio a tutti in particolare ai giovani; un’esperienza ricca di sorprese.

Ringrazio infinitamente padre John e le Suore che ci hanno dato ospitalità e l’Associazione che ci ha aiutato ; a tutte le persone che ho incontrato e ai  bimbi in particolare un abbraccio grande grande nella speranza di ritrovarci.

Grazie

Serenella Bravi

Uganda, Febbraio 2020 – Esperienza di viaggio di una famiglia

Siamo Carlo, Elena e Marisa,

la partecipazione a questo viaggio era pianificata da anni, oltre dieci, da quando grazie a Padre John abbiamo avuto la fortuna di potere adottare a distanza Faith allora di cinque anni.

Arrivati al momento di partire, la gioia di potere finalmente vedere Faith, non solo tramite foto, si univa al desiderio di potere toccare con mano ciò che sapevamo crescere negli anni in Uganda, grazie alla forza di Padre John e dei suoi collaboratori.

Fin dall’inizio il viaggio non l’abbiamo pensato da “turisti” ma da persone desiderose di capire cosa poter fare di concreto per aiutare P.J.; i nostri giorni quindi sono trascorsi passando da una scuola all’altra, a considerevoli distanze, per visitare bambini, ragazzi ed educatori.

Già dall’inizio abbiamo compreso come siamo partiti impreparati, non avevamo minimamente l’idea di ciò che avremmo visto, o perlomeno avevamo un’idea di stile giornalistico, ma dove mancava la parte più importante, cioè il cuore; chi visita, venendo dai nostri paesi “industrializzati” queste realtà deve assicurarsi prima di lasciare abitudini e mentalità a casa e di sapersi immergere nella realtà del luogo. Questo non con accezione negativa  ma con prospetto positivo perché la dignità, l’umanità, il decoro, il rispetto e l’amore che queste persone sanno esprimere sono cose che non avevamo prima percepito da ciò che leggevamo o sentivamo.

Il primo giorno abbiamo visitato la Baby Home: un’ondata di manine e occhi vivaci ci hanno assalito e contornato, tutti i bambini mostravano gioia e felicità di essere in quell’ambiente, che ai nostri occhi poteva sembrare povero, ma in realtà è rifugio sicuro e decoroso per tutti loro.

Tutti i bambini sono vestiti dignitosamente, nutriti e istruiti tempestivamente; il pasto è praticamente tutti i giorni lo stesso, ma viene accolto con gioia, ordinatamente e senza che nessun bambino prevarichi l’altro – anzi i più grandi, e si parla al massimo di sei anni, si occupano di aiutare i più piccoli senza alcun stimolo esterno a farlo.  Prima del pasto ci si lava ordinatamente le mani poiché si viene da giochi o studio (i più grandicelli frequentano già una scuola interna), ci si siede ordinatamente per terra, si attende che il pocho con fagioli e ogni tanto carne sia servito in piatti puliti, e solo dopo la preghiera i bambini iniziano a mangiare compostamente  ma allegramente; si parla di oltre cento bambini e il primo pensiero che mi è venuto è cosa sarebbe successo in una delle nostre classi dove ci sono numeri ben inferiori.

Il contornarsi dai bambini avviene sempre delicatamente, anche qui senza spinte e confusione ma col solo desiderio di mostrare il loro affetto e di avere un contatto con chi lo offre. Gli educatori sono pochi ma stanno compiendo un lavoro straordinario.

Nei giorni seguenti abbiamo visitato numerose scuole: oltre dieci, per un totale di quasi settemila ragazzi, sia primarie che secondarie quindi dai sei/sette anni fino ai diciotto.

Anche qui abbiamo dovuto ammettere la nostra visuale distorta; se con la Baby Home si poteva pensare che l’ordine e la gioia dei bambini fosse mutuata dagli educatori e si immaginava che con l’aumentare dell’età il comportamento dei ragazzi sarebbe cambiato o diventato forse più scontroso, nulla di questo: l’educazione, la compostezza e la tranquillità erano le stesse fino alle classi più alte; ci ha meravigliato come dalla stessa scrittura trapelasse, in tutti i livelli di istruzione, la precisione e pulizia che solo il desiderio di imparare e l’ambiente positivo possono trasmettere; questo nonostante che ogni classe comprendesse da quaranta a cento alunni con a volte quattro ragazzi per banco.

Altra realtà che ci ha positivamente colpiti è stata la visita alla scuola professionale House of Mary House of Hope Vocational Training Institute di Mbarara con più di cinquecento alunni dove oltre alla normale attività scolastica si affianca l’insegnamento di arti e mestieri come parrucchiere, sartoria, maglieria, muratori e falegnameria, tutte queste con notevoli attrezzature e nello spirito di offrire un mestiere a coloro che non desiderano proseguire gli studi fino all’ingresso all’università.

 

Sicuramente tutti i ragazzi che abbiamo visto sono consci che l’opera di P.J. ha dato loro l’opportunità di studiare, alimentarsi regolarmente, vivere in ambienti decenti ma soprattutto di toglierli da un futuro che poteva essere di prostituzione per le ragazze e malavita per i maschi. Tutti questi ragazzi sono delle classi più povere, spesso provenienti da zone difficili, che quindi non possono accedere alle scuole private, sicuramente prestigiose ma enormemente più costose; molti di loro non pagano rette ma sono sostenuti da quanto noi tutti possiamo dare alla Bash Foundation per continuare in questo grande progetto e abbiamo constatato personalmente che tutto quanto è stato devoluto è arrivato ai ragazzi, non solo, ma fino al punto che attualmente nella sua opera di allargamento dell’ aiuto la Fondazione si trova in difficoltà per ottemperare ai debiti accumulati.

Ulteriore aspetto che ci ha colpito riguarda tutti i collaboratori, responsabili, insegnanti, dottori, sacerdoti e suore che operano nelle varie realtà della Bash Foundation: tutti hanno un atteggiamento positivo, tranquillo e sorridente; non abbiamo mai assistito a screzi e tanto meno a fenomeni di gelosie o permalosità nonostante i grossi problemi che si trovano ogni giorno ad affrontare e risolvere; sicuramente è proprio questo atteggiamento che viene trasmesso ai ragazzi e grazie al quale abbiamo avuto sempre la sensazione di grande umanità, disponibilità e amore che ci contornava.

In una visione più generale e materiale abbiamo avuto conferma dello stato di avanzamento di tutto ciò che vedevamo nei filmati che Pietro Cruciani aveva riportato dal precedente viaggio del 2019 e della nascita di nuovi progetti. Ne è esempio la costruzione  a quattro piani nella Ntungamo High School ormai completata, la scuola per infermiere collegata all’ospedale, anche questa ormai arrivata alla stesura degli impianti, è partito e arrivato al tetto il progetto della Primary School,  è praticamente finita la nuova palazzina per la Baby Home oltre naturalmente a nuove scuole in zone più decentrate che l’anno scorso non facevano ancora parte del progetto ed altri completamenti o aggiornamenti per meglio ospitare i ragazzi.

 

 

Come ci ricorda Pietro il progetto di base della Bash Foundation non è di elevare al massimo poche unità ma di aiutare il più grande numero possibile di ragazzi ad uscire dall’indigenza, a vivere e abitare decorosamente e soprattutto aprirsi all’istruzione in un paese nel quale quest’ultima e limitata al 50 % dei giovani e solo a coloro con grandi possibilità economiche.

Io e la mia famiglia ringraziamo Padre John per avere cresciuto e istruito la nostra Faith e per avercela fatta incontrare, una splendida e dolce ragazza ora diciassettenne, e insieme a lei di averci fatto incontrare bambini adottati da altre famiglie di Sasso tutti con la stessa dignità, dolcezza e simpatia che in ogni giorno abbiamo avuto modo di incontrare.

Concludiamo invitando chi ne ha possibilità di andare di persona a constatare quanto scriviamo per potere poi trasmettere le sensazioni che noi stessi abbiamo provato, non immaginabili a distanza se non addirittura distorte, e potersi unire all’aiuto di tutti coloro che credono in ciò che la Bash Foundation sta facendo e che la O.N.L.U.S  “Associazione Amici dei bambini di Padre John” propaga nel nostro territorio.

Grazie Padre John di tutto ciò che continui a fare per i tuoi ragazzi senza alcun momento di riposo, noi ti saremo sempre vicini come meglio possiamo e col desiderio di potere tornare prima possibile a visitare te e la tua splendida realtà.

E’ tempo di 5 x 1000

 

Anche quest’anno siamo giunti al periodo delle dichiarazioni dei redditi, vi ricordiamo che donare il 5×1000 all’ Associazione Amici di padre John non costa niente.

Farlo è facile è veloce. indicate il codice fiscale dell’Associazione nell’apposito riquadro del modulo per la dichiarazione dei redditi:

Codice Fiscale:

91315470376

 

Vi ringraziamo

 

Il nostro viaggio in Uganda

“Quello che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato”1Gv1… Non abbiamo avuto io ed Emanuela,come l’apostolo Giovanni, la fortuna di incontrare Gesù, ma abbiamo incontrato la realtà della Bash Foundation di padre John Bashobora, di cui vi racconteremo tante belle cose.
Come vi avevamo anticipato all’inizio dell’anno il nostro viaggio, compiuto dal 17 al 24 Gennaio, ci ha portato a visitare molti aspetti della meravigliosa opera portata avanti da padre John: un orfanotrofio, 12 Scuole, un ospedale, tanti bambini e tante persone. Non riusciremo sicuramente a raccontarvi tutto, perché molte cose rimangono scolpite dentro di noi, ma nei prossimi articoli evidenzieremo le cose più importanti che vi mostreranno i progressi fatti dalla nostra ultima visita.

Vi auguriamo una buona lettura

 

Lettera di Ringraziamento della Bash Foundation

Racheal Catherine, una stretta collaboratrice di padre John, ci ha consegnato una lettera di ringraziamento per i 69.950 Euro che la nostra associazione ha inviato alla Bash Foundation nel 2018, contribuendo a pagare le tasse scolastiche per tantissimi bimbi, strutture, cibo, vestiti ecc… ma soprattutto stiamo aiutando la Fondazione a fare passare tanti bambini/e da una vita svantaggiata, vulnerabile e senza speranza, ad una vita protetta, sicura, indirizzata a creare le condizioni per il loro sano sviluppo educativo.
Considerando anche tutte le altre cose dette nei precedenti articoli, quale è la risposta alla domanda fatidica che giustamente tanti di voi ci ponete:

Ma i nostri soldi andranno a finire bene?

Si’, possiamo tassativamente testimoniare e confermare, sono spesi bene. 

Pertanto chiediamo che il vostro prezioso aiuto continui per finanziare questa opera che è aperta al contributo di tutti, con offerte, il 5 per 1000, adozioni a distanza, lasciti e donazioni.

Potremo continuare a creare buone aspettative e un futuro più roseo per MIGLIAIA DI BAMBINI/E.

Padre John ringrazia tutti voi per quello che fate e vi benedice, GRAZIE.

INCONTRO CON L’ARCIVESCOVO DI MBARARA, PAUL K. BAKYENGA

Domenica 20 gennaio 2019, alle ore 10 presso la chiesa dell’ospedale, l’Arcivescovo Paul K. Bakyenga ha celebrato la Santa Messa, alla fine della quale ha lasciato per sempre la presenza dell’Eucaristia nel tabernacolo. Tanta gente potrà andare lì a pregare. Una Messa molto bella, intensa, piena di bellissimi canti con un coro stupendo. Alla fine del rito sono andato in sacrestia per salutare l’Arcivescovo che già in altre occasioni avevo incontrato, mi ha riconosciuto, abbiamo parlato e mi ha detto tante belle parole. Mi ha ringraziato per il supporto fornito all’opera di padre John, e mi ha detto che a suo tempo scelse di non destinare padre John in parrocchia, ma di lasciarlo libero. Gli ho detto “caro Arcivescovo, certamente è stato illuminato dallo Spirito Santo, perchè p.John
oltre alle decine di migliaia di bambini di Mbarara e dintorni, ha aiutato nelle sue missioni persone in tanti paesi del mondo, sacerdoti e parrocchie in difficoltà  e moltitudini di persone malate nel corpo e nello spirito”.
Grazie Arcivescovo Bakyenga, per averci mandato e fatto conoscere padre John.

Il Signore Gesù La benedica e La ricompensi.

PADRE JOHN E IL SUO UFFICIO

Quando la mattina verso le 9 vai all’ufficio di padre John per incontrarlo, sotto il porticato, sopra il muretto, sotto l’ombra di qualche albero, ci sono più di 200 persone che lo aspettano per incontrarlo, perché hanno necessità urgenti e a volte disperate. In un anno sono decine di migliaia che chiedono di prendere i loro figli nelle scuole, hanno bisogno di parlare con lui per consigli, per avere preghiere, per un aiuto spirituale, c’è chi chiede soldi per mettere in piedi una scuola in qualche villaggio. Almeno due volte siamo ripassati dall’ufficio verso le 13 e c’era ancora tanta gente. Era super impegnato – ci siamo fatti vedere, gli abbiamo chiesto di venire a mangiare con noi, ma ha rifiutato l’invito.

Ha saltato il pasto, perché per lui aiutare chi ha bisogno ha la precedenza: PRIMA DI TUTTO IL GREGGE.

USO DELLE AMBULANZE

Le ambulanze, attualmente due, sono una appendice importante dell’ospedale, che meritano un discorso a parte.

Gli interventi di trasporto in ospedale di casi urgenti in emergenza sono stati 700. Con le ambulanze usate come clinica mobile, oltre 100.000 persone sono state raggiunte nei villaggi e dintorni.
In queste occasioni vengono trattate: VACCINAZIONI, SCREENING DEL CANCRO, CURA E SCREENING DEL DIABETE, IPERTENSIONE, BRUCELLA, EPATITI, MALARIA, INFEZIONI, VERMI, TRASPORTO DI PUERPERE E MALATI GRAVI IN OSPEDALE.
Andare nei villaggi verso le persone è il nuovo modo di curarli, trattandosi di individui che altrimenti non avrebbero alcuna possibilità di cura e assistenza.
L’ambulanza, donata dalla Pubblica Assistenza di Sasso Marconi che ancora sentitamente ringraziamo, è particolarmente preziosa per questo nuovo servizio, infatti essendo un fuoristrada permette di raggiungere quei villaggi dove le strade sono percorribili solo con tali mezzi. Quindi l’iniziale allarmismo sul mancato o inappropriato uso dell’ambulanza è nei fatti ampiamente superato, perché con il tempo la sua utilità ha preso sempre più piede.
La popolazione sta prendendo coscienza dell’importanza del servizio dell’ambulanza perché in caso di urgenza un suo rapido intervento può salvare la vita, che non è poco.